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MI MANDA PAPA' PDF Stampa E-mail



Premessa

Io do un fratello a te e tu dai un cognato a me. È la nuova regola della superlottizzazione. Quella formato famiglia. Fino a qualche anno fa cariche e poltrone erano divise tra i seguaci di uno stesso partito o corrente. Ora hanno inventato anche un altro sistema. Sempre più spesso i politici sistemano mogli e parenti. Così ottengono un risultato doppio: piazzano una persona fidatissima in un posto di rilievo e aumentano il loro potere. È il nepotismo anni ‘90 al crepuscolo della prima Repubblica. Il privilegio è appannaggio di una nuova e affollata corte di mandarini. Lo hanno esteso e diffuso dai piani alti dello Stato fino all’ultimo comune. Come un cancro della democrazia. Perché se è vero che spesso un figlio vale più del padre e che nessuno può essere impiccato al nome che porta, è anche vero che ormai in Italia la lottizzazione dei parenti è così profonda che si è formata una ramificata nomenclatura familiare molto simile a quella dei paesi del socialismo reale.

Quarant’anni fa don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare, scrisse un articolo per mettere in guardia contro il pericolo di un nuovo regime. Eccone un pezzo: « Una volta deputati si fa di tutto per restarvi, trasformando il mandato in una professione con le sue prospettive, i suoi miglioramenti, casa e pensione comprese. Più si consolida la ‘professione’ e più si forma lo spirito di corpo, la ‘casta’, e più si rende difficile l’avvicendamento, sul quale è basata ogni sana democrazia ».

Che nel nostro Paese si sia formato un ceto di professionisti della politica e delle imprese pubbliche, lo sanno tutti. Ma non tutti sanno che ormai siamo nella fase in cui la corporazione trasmette per via ereditaria posti e potere. Senza concorsi pubblici, saltando a piè pari tirocinii e apprendistati, ragazzotti e parenti spesso forti solo del loro atto di nascita vengono catapultati in incarichi più grandi di loro. Niente da ridire se tutto ciò avviene nelle imprese private: ognuno ha diritto di gestire come vuole i propri affari. Il discorso cambia quando di mezzo ci sono i soldi e gli interessi di tutti. Allora la gente ha almeno il diritto di sapere.

La prima parte del libro è un’incursione nel privato delle grandi famiglie della politica italiana. Stavolta però l’attenzione non è puntata sui leader. Ma sui figli e nipoti. A caccia di che? Non necessariamente di scandali e affari. Più semplicemente per vedere da vicino come si trasmettono (o si trasformano), da una generazione all’altra, vizi e virtù, potere e poltrone di Stato.

La seconda parte è un’indagine minuziosa sulla nomenclatura familiare dalla politica alla Rai, ai comuni, province, regioni, aziende di Stato. Per la prima volta sono stati raccolti centinaia di nomi dei piazzati di lusso. Alcuni di loro sono noti, altri meno, altri ancora risultano assolutamente sconosciuti al grosso pubblico. Sono tutti? Sono tanti. Gli autori raccontano anche casi di malaffare e di degenerazione della politica. Nessuno finora ha mai indagato così a fondo per scoprire tutte le volte che è risuonato il fatidico «Mi manda papà».


 
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